sabato 30 ottobre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
Ecco la guerra
da peace reporter
La mattina di quel 20 ottobre del 1944 a Milano c'era il sole. Un sole tiepido, quasi primaverile, che splendeva in un cielo limpido, senza una nuvola. Proprio come oggi.
Nessuno immaginava che quella bella giornata sarebbe presto diventata una delle peggiori della storia della città e dell'intera nazione.
La guerra sembrava volgere al termine. L'avanzata delle forze alleate verso nord era rapida e il momento della liberazione sembrava ormai vicino. Per questo, centinaia di migliaia di sfollati avevano deciso di tornare in città, ancora sotto controllo nazi-fascista, ma da mesi risparmiata dai bombardamenti aerei alleati, nonostante le sirene continuassero a suonare quasi ogni giorno tenendo in allarme la popolazione.
Quel luminoso venerdì mattina di 66 anni fa i bambini del quartiere popolare di Gorla, periferia nord di Milano, erano nelle loro classi alla scuola elementare 'Franco Crispi', quando la sirena si mise a suonare. Come al solito, le maestre e i bidelli iniziarono a guidare gli scolari giù per le scale, verso il rifugio sotterraneo. I bambini rimasero a bocca aperta nel vedere attraverso le finestre un grande stormo di aerei che avanzava nel cielo azzurro, scaricando tanti 'palloncini luccicanti'.
continua la lettura........venerdì 24 aprile 2009
Povera Chiesa, fra immobili di lusso, inquilini illustri e paradisi fiscali Da Resistenza Laica:
Le Parisien, in un’ inchiesta sul patrimonio immobiliare della Chiesa a Parigi e in diverse città della Francia rivela che molte personalità francesi dal ministro degli Esteri Bernard Kouchner, al ministro della Cultura Christine Albanel, all’ ex presidente François Mitterrand, al dirigente della resistenza Henri Fresnay, a un membro del Partito comunista egiziano, hanno in comune il loro padrone di casa: il Vaticano.
La notizia riportata dal quotidiano La Repubblica non sorprende affatto, caso mai è un’ulteriore conferma di ciò che si va affermando da tempo.
La religione cattolica ha fondato la sua dottrina sulla demonizzazione del danaro.
"Non vogliate avere né oro, né argento, né danaro nelle vostre borse, né bisacce per il viaggio, né due vesti, né scarpe, né bastone" (Mt 10,9-10), e "Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che hai e dà ai poveri... e vieni, e seguimi" (Mt 19,21).
E il buon San Francesco d’Assisi seguì alla lettera le parole del Vangelo. Si denudò e andò in giro a predicare l’amore per il “creato”. C’è da immaginarsi che i nuovi “funzionari” della Chiesa, ripensando a lui si sganascino dalle risate. Povero ingenuo, non aveva capito nulla!
Lo scandalo delle case di “Dio” che arriva da Parigi è troppo ghiotto per non lasciarsi tentare, per l’ennesima volta, da ovvie considerazioni: come si concilia tutto questo con il dettato del Vangelo, con la vita Francescana, con la cristianità, con la loro lotta al vil danaro considerato “sterco del diavolo”? Non si concilia affatto. Ma ogni volta che questo si fa notare si viene accusati di fare della demagogia o della sterile retorica. L’obiezione che arriva dai cattolici è sempre la stessa “Come pensate che il Vaticano si possa spogliare dei suoi averi? I beni culturali e artistici (e qui si menziona sempre “La Pietà” di Michelangelo di proprietà del Vaticano) sono di valore inestimabile e fino a quanto sono di proprietà della Chiesa, sono fruibili a tutti. E anche se ciò avvenisse il mondo non diventerebbe certo meno povero…” e bla, bla, bla...
Perciò corre l’obbligo di fare un piccolo riepilogo giusto per rinfrescarsi le idee.
La Città del Vaticano è il più piccolo stato del mondo si estende su 44 ettari di terreno. Ha 911 residenti di cui 532 cittadini. Non produce beni e la sua economia (con i suoi profitti) si basa sugli investimenti, mobili e immobili, sul patrimonio esistente, le rendite e sulle rimesse delle diocesi sparse nel mondo; sono 4.649 riunite in 110 Conferenze Episcopali.br> Si tratta di una monarchia assoluta elettiva (ma ovviamente di diritto divino)Ha un'organizzazione piramidale e non democratica, a cui fa capo il Papa. La Santa Sede amministra i suoi beni e le sue società in tutto il mondo. I suoi beni immobili (beni ecclesiastici) situati in altri stati godono in numerose nazioni, tra le quali l'Italia, di regimi privilegiati ed in alcuni casi di extraterritorialità che consentono l'esonero da imposizione di tasse.
Per questi regimi speciali, che valgono anche in temi di commerci, di contratti e di donazioni nonché per l'opacità della sua finanza, Città del Vaticano, è stata annoverata dal London Daily Telegrapf nella top ten dei paradisi fiscali off shore. Il motivo fondamentale per cui è considerato un paradiso fiscale è che la banca vaticana non è sottoposta alle leggi internazionali sul controllo delle entità finanziarie e delle correlate raccomandazioni di organismi internazionali come l'OECD (OCSE). Di fatto, l' Istituto per le Opere di Religione (IOR) non è una banca con accesso diretto al sistema finanziario internazionale, ma si appoggia ad altre entità. Ciò permette una flessibilità e discrezione che costituisce di fatto il Vaticano come il paradiso fiscale per eccellenza. Lo IOR non ha nessun ufficio o sportello ed è l'unica banca a non avere uffici aperti al pubblico. Negli ambienti vaticani circolava la voce che quando Giovanni Paolo II dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano richiese la lista dei correntisti dello I.O.R., ebbe come risposta dal consiglio dei cardinali la frase "spiacenti santità, ma la riservatezza dei clienti è sacra".
Tornando ai beni materiale del Vaticano, va detto che in Italia si intrecciano proprietà immobiliari, attività bancarie, imprese industriali, finanziamenti diretti e indiretti a carico del bilancio dello Stato Italiano e di Enti Pubblici. Ciò crea una posizione di quasi monopolio del vasto mondo dell'assistenza, una presenza costante in tutte le iniziative a favore dei della gioventù,della gestione di cliniche. di enti ospedalieri. Con il condizionamento operato dalla chiesa sul parlamento nella produzione legislativa, necessaria a creare una indispensabile cornice istituzionale e strutturale e sopratutto un confacente regime di privilegio tributario.
Eugenio Scalfari da “La Repubblica”: "Non è mistero per nessuno ed anzi storicamente accertato che l'episcopato fu cieco e sordo di fronte al sistema della pubblica corruttela del quale era perfettamente consapevole e spesso direttamente beneficiario. Come accadde, tanto per ricordare un macroscopico esempio, in occasione del vero e proprio "sacco di Roma" che durò dagli anni cinquanta a tutti i settanta nel corso dei quali, appalti, piani regolatori, aree verdi o di destinazione estensiva furono manipolati per favorire Ordini religiosi, grandi famiglie papaline, dignitari della Santa Sede, società immobiliari e palazzinari, dentro una rete di compiacenza di marca vaticana che spolparono la città come si spolpano le ossa di un pollo" .
Cosi il Vaticano ha potuto conservare e moltiplicare in Italia immense ricchezze. Gli innumerevoli immobili situati in tutto il territorio italiano e sopratutto a Roma, sono anch'essi favoriti da un regime fiscale che ha del ridicolo.
Un fiume inesauribile di denaro affluisce in Vaticano dall'Italia e da tutte le nazioni e comunità dove vi sia una maggioranza cattolica: offerte, donazioni, eredità, quote di imposte.
Soltanto una piccola parte di tali ricchezze finisce in progetti umanitari. Il resto va alla catechesi nelle parrocchie, all'edilizia di culto, al sostegno del Clero (circa 40.000 preti in Italia), ma anche alle banche amiche, da qui la liquidità si ricicla e si moltiplica in investimenti, in titoli, in immobili, in businnes disinvolti, in azioni di industrie etc.
Non per niente spesso il Vaticano, sempre per quanto concerne lo Stato Italiano, è rimasto implicato in vicende oscure mai completamente chiarite, come il caso Calvi, il banchiere di Dio impiccato sotto un ponte di Londra, la vicenda del Banco Ambrosiano e dell'assassino di Marco Ambrosoli , il sinistro ruolo dello Ior attraverso il misterioso Marcinkus ed altri faccendieri di alto bordo tra i quali Michele Sindona.
Il grande imbroglio dell’otto per mille
Il finanziamento dello Stato Italiano alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984 fu sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano. E con l'imbroglio dell'otto per mille nella formulazione italiana, tale finanziamento non può che essere definito una colossale truffa. Infatti la percentuale dei contribuenti italiani che firmano in calce alla denuncia dei redditi l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45% che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa come d'incanto il 90%. Il meccanismo di attribuzione è perverso. C’è chi decide di lasciare in bianco la casella della dichiarazione dei redditi e si tratta della maggioranza delle persone che pagano le tasse. Ebbene, il loro otto per mille viene diviso tra tutti i pretendenti in proporzione delle preferenze ottenute. L'Italia è l'unico Paese al mondo dove le tasse pagate allo Stato vanno a finire anche nelle casse di un altro Stato, il Vaticano. In altre parole l' 87 per cento dell'otto per mille di chi non ha preso alcuna decisione va in genere alla Chiesa cattolica, il dieci allo Stato. E c’è di più, se si va nel dettaglio si scopre che circa un terzo dei soldi ricavati dall’ otto per mille che i cittadini decidono di devolvere allo Stato di solito serve per ristrutturare beni culturali di proprietà, guarda caso, della Chiesa cattolica.
I privilegi del Vaticano che pagano i cittadini
Città del Vaticano che in base all'art. 6 del concordato ha diritto a ricevere tutta l'acqua di cui ha bisogno (cinque milioni di metri cubi l'anno) senza versare un centesimo all'Acea. Prima del 70 gli scarichi finivano direttamente sul Tevere. In seguito si è cominciato e riversare gli scarichi ed i liquami in vasche e depuratori che hanno un costo per chi li gestisce e non rientrano nelle previsioni concordatarie. Per cui la recente normativa italiana ha include nella tariffa (la bolletta dell'acqua) anche il canone per le fognature e la depurazione. E qui le cose per il Vaticano si complicano le cose si complicano. La questione fu tenuta sottotono dall’Acea fino al 1999, fino a quando cioè la municipalizzata venne privatizzata ed entrò in borsa, il credito di alcuni miliardi di lire divenne difficile da nascondere facendoli pagare ai cittadini della capitale. Peraltro vi erano mugugni dei piccoli azionisti i quali reclamavano affinché il buco di bilancio fosse risanato da qualcuno, o dalla Santa Sede o dallo Stato Italiano. Il delicato dossier passò immediatamente al vaglio del Ministero degli Esteri, trattandosi di rapporti tra Stati. Cominciò così una vertenza che vedeva da un lato la municipalizzata Acea che chiedeva 50 miliardi di vecchie lire quali arretrati di 20 anni di scarichi abusivi, dall'altra parte il Clero offeso a morte per essere stato trattato come un moroso qualsiasi e soprattutto per un fatto di liquami. La cosa finì nel migliore dei modi per il Vaticano, perché ci pensò il governo a fare da paciere: nella finanziaria per il 2004 è comparsa una voce relativa ai 25 milioni di euro da versare all'Acea per i liquami arretrati e 4 milioni di euro a partire dal 2005. Naturalmente il costo dei liquami del Vaticano si è riversato sui cittadini Romani.
L’evasione fiscale
L'Espresso n. 18 del 12 maggio 2005 ha riportato numerose cifre per la famigerata ICI (Imposta comunale sugli immobili) che i Comuni, dopo la famosa sentenza della Cassazione, avevano iniziato a pretendere, inviando la cartella esattoriale agli enti ecclesiastici che esercitavano anche attività commerciale o imprenditoriale. Le statistiche ufficiali del Ministero dell'Interno parlano di circa 32.000 enti, comprendendo soltanto gli enti ecclesiastici riconosciuti dallo Stato e ignorano gli enti e le associazioni religiose non riconosciuti e non dotati di personalità giuridica anche se concretamente operanti sul territorio.
A Roma gli enti religiosi che non pagano tasse in base al Concordato ed alle leggi successive sono circa 2000 fra istituti di suore, parrocchie, scuole cattoliche, istituti religiosi, missioni, case di cura, collegi monasteri, case di riposo, seminari ospedali, conventi, oratori, confraternite, ospizi, e chi più ne ha più ne metta. Da notare che fra i 2000 immobili sono ricompresi il vastissimo Ospedale Gemelli con annessa Università, nonché l'enorme complesso di Radio Vaticana attualmente sotto processo a causa dei danni elettromagnetici provocati dalle sue antenne di Cesano.
Tenendo presente l'incidenza della popolazione di Roma in relazione al totale della popolazione italiana, si è stimato approssimativamente in circa 50.000 il numero degli immobili ecclesiastici presenti in tutta Italia, cifra che è puramente indicativa ma che è certamente più vicina alla realtà della cifra data dal Ministero. Da rilevare soprattutto che ciascun ente ecclesiastico può essere titolare di più immobili.
Pur essendo arduo calcolare esattamente gli stabili irregolari in base alla sentenza di Cassazione citata, anche perché molti non risultano neanche censiti dal catasto, si è stimata una cifra sicuramente non lontana dalla realtà, di circa 30.000 stabili sparsi in tutta Italia, che hanno eluso illegittimamente l’ICI perché vi si esercitava un'attività commerciale.
All'ICI bisognerebbe aggiungere l'ammontare dovuto per tutte le altre imposte evase legalmente, sia statali, che comunali (irpef, iva, imposta comunale incremento di valore aggiunto ecc.) nonché per tutte le altre deduzioni benevolmente concesse ad enti ecclesiastici riconosciuti e non riconosciuti.
Alla luce di quanto detto, non ci meraviglia più di tanto la notizia dei numerosi immobili parigini di proprietà del Vaticano. Ciò che lascia perplessi, forse, è lo strano intreccio che esiste anche fra Vaticano e politici francesi. Bernard Kouchner, abita da 35 anni con la moglie, la nota giornalista Christine Ockrent, in un appartamento in rue Guynemer , affacciato sui giardini del Luxembourg. E’ un inquilino di uno Stato estero, per di più del Vaticano, la cui politica - quantomeno in materia sanitaria e di controllo delle nascite - non è in sintonia con il governo francese e con il pensiero del dottore francese, ministro socialista del governo Sarkozy.
Un altro particolare che fa riflettere e che , sempre secondo il giornale francese, anche una grande società come Suez Environnement è affittuaria del Vaticano: cinquemila metri quadrati in rue de la Ville-l’ Évêque, a due passi dall’ Eliseo. Pare che il canone supera i tre milioni di euro all’ anno.
Che dire, faremo anche della demagogia, ma se la nostra è demagogia, come chiamare l'atteggiamento di coloro che difendono ancora il Vaticano?
Se dire che la Chiesa richiama la povertà e poi possiede quasi la metà del patrimonio immobiliare dell'intera Roma, è demagogia, ebbene siamo felici di essere dei demagoghi.
Ma basterebbe un'immagine a sintetizzarle tutte, l'apologia dell'ipocrisia, la superba noncuranza del pudore, talmente violenta nella sua accecante improntitudine che Francesco il povero ne direbbe al suo Dio in termini di perdono: quel Papa immobile sul suo trono d'oro e di gioielli di valore inestimabile che parla di povertà e sofferenza durante le feste pasquali. Quella luce violenta fatta di finzione, quell'offesa in mondovisione a quella gente povera vera che nel cuore del cuore dell'indigenza Benedetto aveva visitato in Africa. Povera Africa e povera gente in miseria: abituati per secoli a non essere considerati uomini, meriterebbero, almeno in questo, un pò di rispetto.
martedì 17 febbraio 2009
di Giuseppe Caliceti - SANT'ILARIO D'ENZA (REGGIO EMILIA) Il partigiano E GLI STUDENTI COME I BAMBINI DI OGGI RICORDANO UN ECCIDIO NAZISTA
Ieri a scuola è venuto il maestro Calestani che è stato un ex partigiano. In questo cerchio vorrei che ognuno di voi dicesse quello che si ricorda dell'incontro, quello che ha capito. Se c'è qualcosa che non ha capito bene può fare delle domande e possiamo provare a rispondergli insieme.
- Io mi ricordo che lui da giovane era un partigiano, ma quando dopo è finita la guerra ha iniziato a fare il maestro elementare. Ho anche capito il suo nome. Fausto. Si chiama Fausto Calestani.
- Adesso lui ha 78 anni, per questo sa tante cose.
- Io mi ricordo che lui tanti anni fa, nel 1945, ha detto che aveva 19 anni.
- Io mi ricordo che lui da giovane è stato una staffetta partigiana.
- Io questa cosa non l'ho capita bene. Noi in palestra facciamo le gare di corsa a staffetta...
- Ma no, lui era una staffetta perché correva anche lui, ma non per vincere una gara, per vincere la guerra. Lui doveva correre per portare delle cose o delle notizie segrete ai suoi amici partigiani. La sua non era proprio una gara.
- Io mi ricordo quando ha detto che se lo scoprivano, dopo, i fascisti, lo uccidevano, ma non l'hanno mai scoperto e infatti adesso è ancora vivo.
- Io mi ricordo quando ha detto che la sua famiglia era tutta di contadini, che loro si trovavano tutte le sere dopocena nella stalla dove c'erano le mucche per parlare. Andavano lì vicino alle mucche perché le mucche col loro fiato facevamo come un termosifone e in inverno la stalla era la stanza più calda di tutta la sua casa.
- Però non parlavano e basta. In stalla i bambini potevano anche giocare, non solo parlare. E le donne mentre parlavano stavano sempre a cucire qualcosa.
- A me è piaciuto quando ci ha raccontato l'avventura del febbraio del 1945, quando i partigiani avevano sabotato i fili del telefono al Cantone di Calerno, qui vicino alla nostra scuola, vicino alla via Emilia. Avete capito cosa vuol dire?
- Vuol dire rompere, distruggere, non far funzionare più.
- Posso continuare? Lui ci ha detto che loro avevano tagliato i fili del telefono per un motivo: perché così a Sant'Ilario non potevano più arrivare notizie dei comandati tedeschi ai fascisti che avevano preso Sant'Ilario. Allora i tedeschi e i fascisti si erano arrabbiati molto perché Calestani e i suoi amici partigiani gli avevano rotto il telefono e avevano fatto una rappresaglia, che poi era come una vendetta. Calestani ci ha detto che i tedeschi uccisero 19 partigiani.
- Ci ha detto che dovevano essere 20 partigiani, perché la legge dei tedeschi diceva che per ogni tedesco morto dovevano morire dieci italiani. Però un partigiano si è salvato perché i tedeschi avevano preso male la mira e lui aveva fatto finta di morire ma non era morto.
- Loro avevano rotto ai tedeschi i fili del telefono e loro non gli avevano rotto un'altra cosa, avevano ucciso 19 uomini. Che schifo!
- Questo perché i tedeschi erano molto cattivi.
- Ma chi aveva fatto entrare in Italia i tedeschi? Perché non stavano a casa loro?
- E' stato Mussolini, il capo dei fascisti.
- Ma se i fascisti erano anche loro italiani perché non stavano con i partigiani che erano anche loro italiani e invece stavano con i tedeschi che erano tedeschi.
- Ah, io questo non lo so.
- Ma perché Hitler e Mussolini si erano messi d'accordo di stare insieme contro tutti.
- Anche contro gli italiani? Anche contro i tedeschi?
- Sì, contro tutti. Perché loro erano dei dittatori. I dittatori sono contro tutti perché vogliono avere sempre ragione loro.
- Mia madre il maestro Calestani lo conosce.
- Anche mio padre se è per questo.
- Io ho visto anche una foto di Mussolini.
- io mi ricordo quando lui era giovane e c'era la guerra e ha detto che c'era molto poco da mangiare e avevi male alla pancia non perché avevi mangiato male, ma perché non avevi mangiato niente e allora la tua pancia aveva fame e ti faceva male. Il pane non era come adesso, ma era nero e anche un po' bagnato.
- Anch'io mi ricordo quello. Ha detto che si mangiavano soprattutto delle patate perché costavano poco.
- Poi c'era il coprifuoco, cioè dalle ore 20 non potevi più uscire di casa ma chiuderti solo dentro casa dentro a chiave.
- Non potevi neppure accendere le luci della casa perché se i nemici le vedono dopo ti sparano e ti uccidono.
- Oppure ti tirano una bomba dall'aereo e sei morto.
Come era la vita a quel tempo?
- I bambini e i ragazzi giocavano a calcio ma non con un pallone vero, ma con una palla fatta di stracci legati tra loro. Quando lui giocava era felice ma aveva sempre un po' paura che c'era un nemico o una bomba perché durante la guerra non sei mai sicuro.
- C'erano già le corriere ma non andavano a benzina, ma a metano.
- No, a gasogeno, che è un misto di legna e metano.
- Cosa è il metano?
- Un gas che costa poco. Mio zio ha l'auto a metano.
- A me la cosa che mi ha colpito di più è stata sempre quella che se moriva un tedesco, loro uccidevano venti italiani. Però non venti fascisti, venti partigiani.
- Io ho capito bene quando ha detto che da bambino era andato alla scuola fascista come tutti i bambini della sua età. E certe volte a scuola c'erano dei controlli fascisti.
- No, c'erano dei controlli a casa sua.
- Quando c'erano questi controlli lui aveva paura.
- Anche io. Perché ha detto che aveva le gambe come pezzi di legno.
- Da Calerno dopo è andato a Neviano, però.
- Io ci sono stato.
- Dov'è?
- E' un paese della montagna di Parma.
- Io ho capito quando ha detto che non erano bravi soldati, erano un po' improvvisati, non sapevano sparare giusto, non avevano mai sparato.
- Loro avevano imparato a usare le armi da soli.
- Io mi ricordo quando lui ha detto che tutti i partigiani avevano dei soprannomi per non farsi riconoscere e il suo era partigiano Mitra.
- Lui però non ha mai ucciso nessuno.
- Mi ricordo quando lui ha detto che non aveva mai ucciso nessuno, ma io non ci credo.
- Perché?
- Perché se hai un mitra e ti vogliono uccidere tu ti fai uccidere o gli spari? Io gli sparo. Se lui è vivo e non è morto è perché gli ha sparato per primo, altrimenti non diventava neanche vecchio, era già morto.
Provate a riassumere meglio la storia dei morti di Ponte Cantone?
- Allora, inizia che una sera il prete di Calerno ha sentito bussare alla porta della chiesa: era un camion tedesco con dei morti e dei feriti. Lui li ha aiutati. Li ha curati.
- Erano stati mitragliati dai partigiani. Allora dopo i tedeschi volevano uccidere della gente di Calerno.
- Perché erano morti due tedeschi, allora la legge dei tedeschi diceva che per ogni morto loro dovevano essere dieci morti partigiani, così 2 x 10 fa venti.
- Però non hanno ucciso delle persone di Calerno.
- Hanno preso venti partigiani che erano rinchiusi nel carcere di Parma e li hanno portati a Calerno, poi li hanno fucilati. Però uno si è salvato.
- Sì, lui si chiamava Tosini.
- Era giovane anche lui, come gli altri. Hanno sparato anche a lui, a una gamba. Lui ha fatto finta di morire però era vivo. Si era salvato.
- E' stato tutta la notte nella neve. Al mattino il nonno di un nostro compagno di classe ha sentito dei lamenti nel campo, si è accorto che era vivo.
- Dopo ha avvertito il prete, l'hanno portato in parrocchia per curarlo. Però dopo sono arrivati i tedeschi.
- Il prete di allora, don Italo, non voleva che lo prendessero. Loro hanno detto che non lo avrebbero ucciso, ma poi l'hanno fatto salire sopra.
- A un certo punto mentre andavano si sono fermati col camion, hanno ucciso anche lui, anche Tosini, hanno buttato il suo corpo nel fiume.
Che effetto vi fa sentire questa storia?
- A me ha sorpreso molto, perché io sapevo che c'era stata la guerra dei fascisti ma non pensavo che c'era stata anche in un paese così piccolo come il nostro, ma solo in quelli grandi.
- Io a Calerno avevo già visto il monumento ai morti di Ponte Cantone ma non sapevo bene la storia. Mi fa piacere che adesso almeno la conosco.
- A me mia mamma un po' me l'aveva detta questa storia, ma adesso la so meglio.
- Io ho capito che i partigiani erano italiani. Loro erano giovani, io non pensavo che erano così giovani, dei ragazzi.
- Io ho capito che loro sono stati fucilati per le loro idee. Per vendetta ma anche per le loro idee, perché i fascisti e i nazisti ammazzavano chi non la pensava come loro.
- Per me è stato bello scoprire una storia del mio paese che non sapevo ancora, anche se non è una storia molto bella perché muoiono tutti.
- Io ho pensato che i nazisti erano cattivi.
- Io ho capito che in tanti sono morti per avere più libertà e anche per avere un mondo migliore come quello che abbiamo noi oggi e un po' mi sono commosso.
- Io avevo visto che lì alla posta c'era un monumento ma prima non sapevo niente, mi ha fatto piacere saperlo.
- Io ho capito che i partigiani non volevano le leggi razziste. Me lo aveva già detto mia nonna.
- Io ho imparato che non bisogna comandare sempre uno o due, ma tutti. Ho imparato che bisogna condividere le cose, non tenerle solo per uno.
- Io quando ho saputo questa storia sono rimasto di stucco perché non mi sarei mai immaginato che era così.
- Io ho pensato che se allora c'ero io, avevo paura. Io non lo so se facevo il partigiano o no. Secondo me quei ragazzi che hanno fatto i partigiani erano molto coraggiosi perché poi molti sono anche morti.
Secondo voi perché è importante ricordare questo fatto?
- Perché ti fa imparare cosa è giusto e cosa è sbagliato.
- Perché è la storia del nostro paese, ci riguarda.
- Perché ormai siamo grandi e dobbiamo sapere tutto, non solo le cose migliori.
- Secondo me è importante ricordare questo fatto perché ci dice come comportarci.
- Se conosci bene le cose del passato, anche quelle brutte, mio nonno dice che dopo è più facile che non succedono più cose brutte.
- Mio padre invece dice che la storia si ripete, è sempre uguale.
- Però adesso non ci sono i fascisti.
- Neanche i partigiani, se è per quello. Ma prima c'erano perché c'erano anche i fascisti, c'erano i nazisti, c'era la guerra. Adesso invece la guerra non c'è più. Almeno qui a Calerno. In altri posti del mondo c'è, ma qui no.
- Secondo me è importante sapere la storia del passato perché così uno oggi impara a essere più prudente.
- Se uno sa questa storia è vero, è più difficile che adesso l'Italia diventa prigioniera di altri popoli, di altre nazioni. Perché quella era la prima volta, ma se cercano di farlo ancora, adesso noi lo sappiamo e non vogliamo.
Cosa vi ha colpito di più di questa storia?
- A me ha colpito molto il prete di Calerno, don Italo, il prete di prima, il prete che c'era durante la guerra. Mi ha colpito perché lui cercava di curare tutti, sia i tedeschi sia i partigiani. Lui non voleva che moriva nessuno, però non c'è riuscito molto.
- A me ha colpito come erano furbi e anche come erano giovani i partigiani, io pensavo che erano molto più vecchi.
- A me ha colpito molto che questa è una storia vera, perché me la ha detto anche mio nonno. Io pensavo che non era vera, invece è una storia vera perché è accaduta veramente. Io non pensavo che a scuola studiavamo anche storie vere.
- Sì, però in prima o in seconda, adesso siamo più grandi e non possiamo studiare solo favole.
- Io prima non facevo mai caso al monumento quando passavo da Ponte Cantone, invece adesso ho capito a cosa serve.
- A me ha stupito che questa cosa dei morti è successa proprio qui. Mentre sentivo, io pensavo: ma perché è successa proprio qui e non da un'altra parte?
- A me hanno colpito i partigiani perché io non so se morivo per la libertà, io credo di no...
- Anche io. Io credo che adesso nessuno vuole più morire.
- Ma anche loro non volevano morire, allora.
- Sì, sì, ma io adesso penso che un ragazzo di venti anni non farebbe mai il partigiano anche se c'è una guerra che scoppia adesso. Perché adesso tu non muori, tu speri di campare.
- Mio padre e mia madre però una volta mi hanno detto che loro, per me, morirebbero.
- Ma loro non sono partigiani.
- Cosa vuol dire? Però loro morirebbero per un altro, per me.... Allora...
- Ma quella è un'altra cosa. Adesso non c'è la guerra.
- Poi io ho sentito che quando c'è il parto una donna può anche morire, magari il figlio nasce e lei però muore...
- Ma cosa c'entra? Io dico solo che una volta erano più coraggiosi.
- Io penso di no, perché se c'era una guerra magari erano coraggiosi anche dei giovani di oggi.
- Sì, erano coraggiosi, però non morivano, non morivano per gli altri.
- Sì, però per i loro figli morivano? Secondo me sì. Perciò il coraggio è sempre uguale.
- Per me no, è di meno. Comunque, adesso non c'è guerra e perciò non deve morire nessuno.
mercoledì 11 febbraio 2009
Osservatorio Sul Razzismo e le Diversità "M. G. Favara"Dal diritto alla salute alla cura come privilegio:
L'appello che qui riportiamo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni pone l'attenzione su una delle ultime e meno conosciute proposte governative, ovviamente contenute nell'ennesimo Pacchetto Sicurezza, che intaccano uno dei diritti fondamentali della persona e della collettività tutta, ovvero quello alla cura e alla salute e hanno l'effetto di rendere ancora più lontana e inaccessibile la società italiana, i diritti e i doveri su cui essa dovrebbe costruirsi, ai migranti.
Appello SIMM: ritirare l’emendamento che modifica l’art. 35 del T.U.!
Un atto inutile e dannoso anzi pericoloso.
Nell’ambito della discussione in Senato del cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” (atto 733), in commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali, è stato depositato da quattro senatori ed una senatrice della Lega Nord un emendamento che mina radicalmente uno dei principi base della politica sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri nel nostro paese e cioè la garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e clandestina.
Sono previste due modifiche al comma 4 e comma 6, e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione).
Partiamo dal comma 5, la cui cancellazione è di estrema gravità: esso infatti attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”. Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La “logica” della norma non è solo quella di “aiutare/curare l’immigrato irregolare” (per altro deontologicamente assolutamente corretta!) ma in particolare di tutelare la collettività come prevede l’articolo 32 della Costituzione; il rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria, creerebbe una barriera insormontabile per l’accesso e spingerebbe ad una “clandestinità sanitaria” pericolosa per l’individuo ma anche per la popolazione laddove possano esserci malattie trasmissibili. Ormai esiste una significativa documentazione sul tema, compresa la posizione della Federazione degli ordini dei medici italiani, di alcune Società scientifiche e dei Ministri della sanità europei ... che sottolineano l’indispensabilità di questa impostazione per garantire concretamente la salute per tutti (è assolutamente intuitivo come le malattie non facciano distinzione di "etnia", status giuridico o colore della pelle). L’effetto della cancellazione di questo comma vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni che ha prodotto importanti successi nell’ambito sanitario tra gli immigrati testimoniato ad esempio dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale ...). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più “efficiente” in termini di economia sanitaria.
La modifica al comma 4 introduce invece un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso facendo della “barriera economica” e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, forse compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni.
Il comma 6, sembra invece soltanto un aggiustamento rispetto al mutato quadro delle competenze sanitarie a seguito del processo di devoluzione.
Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perchè:
- spingerà all’incistamento sociale, rendendo invisibile una popolazione che sfuggirà ad ogni forma di tutela sanitaria e di contatto sociale legittimo;
- potrà produrre percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (rischio di aborti clandestini, gravidanze non tutelate, minori non assistiti, ...);
- creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
- avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili a causa dei ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
- produrrà un significativo aumento dei costi in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e le condizioni di arrivo saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati;
- spingerà molti operatori ad una “obiezione di coscienza” per il primato di scelte etiche e deontologiche.
Riteniamo estremamente pericoloso il provvedimento poichè soprattutto in un momento di trasformazione sociale e di sofferenza economica, questo atto va ad intaccare il cosiddetto “capitale sociale” della società (contrasto tra italiani e stranieri, diritti negati e nascosti, radicale differenza nella vision dell’approccio professionale) che una significativa letteratura scientifica definisce condizione per una deriva nel conflitto sociale (le cui prime avvisaglie stiamo già vivendo negli ultimi tempi).
Come medici ed operatori sanitari ci appelliamo perchè piuttosto che logiche di partito prevalga, alla luce delle evidenze tecnico scientifiche e di consolidate politiche sanitarie, un approccio intelligente e concreto di sanità pubblica come è già avvenuto nel 1995.
Il Consiglio di Presidenza della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
Di fronte ad un appello del genere c'è veramente da meditare i nostri governanti ci stanno portando la dove,difficilmente anni fà avrei immaginato potesse accadere nell'angolino della vergogna.vergogna di essere italiano,vergogna per aver permesso che questa gente continui ad essere al potere
E noi invece cosa facciamo?con scuse assurde cerchiamo di ridurli ad esseri inferiori e se per disgrazia il poveretto è clandestino ecco cosa si profila nel prossimo futuro la medicina clandestina sai che evoluzione .
grazie sig. cavaliere e grazie anche ai suoi sgherri